Hai appena concluso un trattamento laser per ringiovanire la pelle o eliminare le macchie, ma dopo qualche settimana noti la comparsa di nuove discromie?
Non sei sola: l'iperpigmentazione post-infiammatoria (PIH) colpisce fino al 75% dei pazienti sottoposti a procedure ablative, soprattutto nei fototipi III-V.
In questa guida scoprirai perché si forma la PIH, quali procedure comportano maggior rischio e, soprattutto, come prevenirla e trattarla efficacemente.
Perché compare l’iperpigmentazione post-laser (PIH)
Cos'è l'iperpigmentazione post-infiammatoria
L'iperpigmentazione post-infiammatoria è un disturbo acquisito della pigmentazione cutanea che compare dopo un trauma o un'infiammazione della pelle. Quando la cute subisce un danno, come quello provocato dal calore dei laser o dalle microlesioni dei trattamenti estetici, i melanociti reagiscono producendo melanina in eccesso.
Il meccanismo è complesso: durante la fase infiammatoria, prostanoidi, citochine e mediatori rilasciati dai cheratinociti attivano i melanociti, aumentando la sintesi di melanina che viene poi trasferita agli strati superiori dell'epidermide. Nei casi più severi, quando la membrana basale viene danneggiata, la melanina può migrare nel derma, causando discromie più persistenti e difficili da trattare.

Iperpigmentazione post‑infiammatoria su fronte e guance dopo trattamento laser (IPL) in una donna con fototipo III–IV. Le macchie rettangolari sulla fronte sono segni lasciati dal cristallo IPL.
Quanto dura la PIH?
La durata varia considerevolmente: le forme epidermiche tendono a risolversi in 3-12 mesi, mentre le forme dermiche possono persistere per anni o diventare permanenti senza un trattamento adeguato.
Chi è più a rischio di iperpigmentazione post‑laser: il ruolo del fototipo
La predisposizione alla PIH non dipende solo dal tipo di laser utilizzato, ma anche dalle caratteristiche biologiche della pelle. Il fototipo secondo la scala Fitzpatrick è uno dei fattori più importanti nel determinare il rischio di sviluppare macchie dopo il laser.
Perché il fototipo influisce sul rischio di PIH
Nei fototipi III–VI i melanociti sono più numerosi e più reattivi. Questo significa che, in presenza di infiammazione o calore (come dopo laser, IPL o peeling), la pelle produce melanina in modo più intenso, aumentando la probabilità di iperpigmentazione post‑infiammatoria.
Schema dei fototipi Fitzpatrick I–VI con livelli di melanina, sensibilità ai raggi UV e rischio di melanoma
Rischio di PIH per fototipo
In generale, il rischio di iperpigmentazione post‑laser aumenta progressivamente dal fototipo I al fototipo VI, con un picco nei fototipi IV–VI.
| Fototipo | Descrizione | Rischio PIH | Note |
|---|---|---|---|
| I-II | Pelle chiara, si scotta facilmente | 3-8% | Rischio minore ma non assente |
| III | Pelle media, si abbronza gradualmente | 12-25% | Rischio moderato |
| IV | Pelle olivastra, si abbronza facilmente | 25-45% | Rischio elevato |
| V-VI | Pelle scura o molto scura | 45-75% | Rischio molto elevato |
Nota clinica
Secondo studi pubblicati su Lasers in Surgery and Medicine, anche procedure considerate “sicure” possono causare PIH nei fototipi scuri se non vengono adottate misure preventive adeguate.
Rischio di iperpigmentazione post‑laser in base alla procedura
Non tutte le procedure estetiche comportano lo stesso rischio di PIH.
Il principio generale è semplice:
Più una tecnologia genera calore e coagulazione tissutale, maggiore è il rischio di iperpigmentazione post‑infiammatoria.
Le procedure ablative con forte effetto termico, come il laser CO₂ e la cosiddetta “plasma fredda” (che in realtà agisce come un elettrocoagulatore con ampia zona di coagulazione), sono tra le più rischiose per la PIH. Al contrario, le tecnologie non ablative o con minimo impatto termico risultano generalmente più sicure, soprattutto nei fototipi III–VI.
Classificazione del rischio per tipo di procedura
| Procedura | Rischio PIH | Meccanismo | Raccomandazioni |
|---|---|---|---|
| Laser CO₂ ablativo | Alto (40-100%) | Vaporizzazione tessuto, danno termico profondo | Preparazione cutanea 4 settimane prima, protezione solare rigorosa |
| Laser frazionato ablativo | Medio-Alto (25-55%) | Microcolonne di ablazione | Parametri conservativi nei fototipi scuri |
| Q-switched Nd:YAG 532nm | Medio (20-40%) | Targeting selettivo melanina | Monitoraggio eritema post-procedura |
| Laser frazionato non ablativo | Basso-Medio (8-20%) | Riscaldamento dermico controllato | Opzione più sicura per fototipi III-IV |
| IPL, BBL (fotoringiovanimento) | Medio (15-30%) | Energia luminosa ad ampio spettro | Evitare nei fototipi V-VI |
Laser picosecondi 755nm (PicoSure), 1064nm (PicoWay) | Basso (5–10%) | Effetto fotoacustico sui tessuti con effetto termico minimo | Monitoraggio eritema post-procedura |
| RF microneedling | Basso (5-12%) | Energia nel derma, epidermide risparmiata | Buona opzione per pelli scure |
| Plasma (fibroblast) | Medio-Alto (20-50%) | Sublimazione tessuto, microlesioni termiche | Solo fototipi I-III |
| Peeling chimici medi | Basso-Medio (10-25%) | Esfoliazione controllata | Acidi a pH bilanciato |
| Microneedling tradizionale | Basso (3-8%) | Microtraumi meccanici senza calore | Sicuro per tutti i fototipi |
Fattori che aumentano ulteriormente il rischio
- Esposizione solare nelle settimane successive
- Eritema persistente oltre 48 ore
- Parametri troppo aggressivi
- Mancata preparazione della pelle
- Storia personale di iperpigmentazione
Prevenzione: il protocollo pre e post-procedura
La prevenzione dell’iperpigmentazione post‑laser si basa su tre pilastri fondamentali:
- preparazione cutanea
- gestione dell’infiammazione
- fotoprotezione rigorosa
Seguire un protocollo corretto riduce in modo significativo il rischio di PIH, soprattutto nei fototipi III–VI.
Prima della procedura: preparazione della pelle
Nelle 4 settimane precedenti il trattamento è consigliabile:
- evitare l’esposizione solare diretta e le lampade abbronzanti
- utilizzare quotidianamente una protezione solare ad ampio spettro UVB e UVA
- introdurre ingredienti che inibiscono la tirosinasi nei soggetti a rischio
- evitare scrub, acidi forti e trattamenti irritanti
Una pelle stabile, non infiammata e ben protetta risponde meglio al laser e riduce la probabilità di macchie post‑infiammatorie.
Dopo la procedura: le prime 72 ore sono decisive
Le prime 72 ore determinano l’esito del trattamento e il rischio di PIH.
In questa fase la pelle è infiammata, vulnerabile e altamente reattiva ai raggi UV.
È fondamentale:
- applicare prodotti lenitivi che riducano l’infiammazione
- evitare completamente l’esposizione solare
- non utilizzare acidi, retinoidi o esfolianti
- mantenere la barriera cutanea idratata e integra
Perché Epicalm Plus è fondamentale nelle prime 72 ore
Epicalm Plus è stato sviluppato specificamente per la fase post‑laser immediata.
La sua formula:
- inibisce la tirosinasi, riducendo la cascata melanogenica
- diminuisce la crescita patologica dei vasi sanguigni, limitando l’eritema persistente
- aumenta del 25% la resistenza dei cheratinociti ai raggi UV, creando una protezione attiva contro la PIH
- supporta la barriera cutanea durante la fase infiammatoria
Questo rende Epicalm Plus uno dei prodotti più indicati per prevenire la PIH nelle prime ore e nei primi giorni dopo il laser.
Protezione solare: il passo più importante
Dopo qualsiasi procedura laser, la fotoprotezione non è negoziabile.
È necessario utilizzare:
- SPF 50
- protezione UVB + UVA II + UVA I
- filtri fotostabili
- riapplicazione ogni 2 ore durante l’esposizione
SPF 50 Melicor offre una protezione completa UVB e UVA I–II, fondamentale per prevenire la PIH e il fotoinvecchiamento.
La fotoprotezione deve essere mantenuta per almeno 3–6 mesi dopo la procedura.
Per capire perché i raggi UVA I–II sono così importanti nella prevenzione della PIH, leggi anche differenza tra raggi UVA e UVB.
Trattamento della PIH: l’alternativa moderna alla formula di Kligman
Il trattamento tradizionale dell’iperpigmentazione si basa sulla formula di Kligman (idrochinone + retinoide + corticosteroide).
Sebbene efficace, presenta limiti importanti:
- l’idrochinone è vietato nell’UE per uso cosmetico
- i retinoidi tradizionali causano irritazione, desquamazione e rebound
- l’uso prolungato di corticosteroidi non è sostenibile
Per questo motivo, la dermatocosmesi moderna si orienta verso ingredienti più sicuri, stabili e ad alta efficacia clinica.
Ingredienti di nuova generazione per trattare la PIH
La ricerca cosmetica ha sviluppato alternative più sicure ed efficaci:
- Acido tranexamico ad alta biodisponibilità
- blocca l’interazione melanocita‑cheratinocita
- riduce la cascata infiammatoria che porta alla PIH
- studi clinici: riduzione dell’eritema in 2 settimane, schiarimento delle macchie in 4 settimane
- le formulazioni avanzate penetrano meglio e raggiungono il target cellulare
- Retinoide di terza generazione
- stimola il turnover cellulare senza irritazione
- riduce le rughe e uniforma il colorito
- studi comparativi: 2× più efficace del retinolo, con 10× meno arrossamento
- Derivati della liquirizia
- l’acido glicirretinico idrosolubile ha un’azione antinfiammatoria simile ai corticosteroidi
- senza i rischi dell’uso prolungato del cortisone
Per scoprire altri attivi utili per la PIH, visita anche la sezione ingredienti.
Risultati attesi e tempistiche
Con un protocollo corretto:
- 2 settimane: riduzione visibile dell'eritema
- 4-6 settimane: attenuazione delle macchie
- 8-12 settimane: miglioramento dell’uniformità del colorito
- 3-6 mesi: risoluzione della PIH epidermica nella maggior parte dei casi
È importante ricordare che la protezione solare deve continuare per tutto il periodo di trattamento e oltre, per prevenire recidive e fotoinvecchiamento.
Domande frequenti
L'iperpigmentazione post-laser è permanente?
Nella maggior parte dei casi no.
La PIH epidermica tende a risolversi spontaneamente in 6-12 mesi, mentre le forme dermiche possono richiedere trattamenti specifici e tempi più lunghi.
Con un protocollo adeguato - gestione dell’infiammazione, fotoprotezione rigorosa e attivi mirati - anche i casi più resistenti mostrano miglioramenti significativi.
Posso fare trattamenti laser se ho il fototipo scuro?
Sì, ma con precauzioni specifiche.
Nei fototipi scuri (IV–VI) è fondamentale scegliere tecnologie a basso rischio di PIH, come:
- RF microneedling
- laser frazionati non ablativi
- laser picosecondi
È altrettanto importante utilizzare parametri conservativi e seguire rigorosamente il protocollo di preparazione e protezione post‑procedura.
Quanto tempo devo aspettare prima di espormi al sole dopo un laser?
Si consiglia di evitare l’esposizione solare diretta per almeno 4-6 settimane.
La fotoprotezione con SPF 50 + filtri UVA I-II deve essere mantenuta per 3-6 mesi, anche durante l’esposizione indiretta o invernale.
La protezione solare è il fattore più importante per prevenire la PIH.
Quali ingredienti evitare durante il trattamento della PIH?
È consigliabile evitare:
- acidi forti a pH molto basso
- esfolianti meccanici aggressivi
- profumi e alcol denaturato
- retinolo tradizionale, se causa irritazione
Qualsiasi ingrediente che aumenta l’infiammazione può peggiorare la PIH o rallentare i risultati.
Per approfondire
Se hai notato arrossamento dopo l'epilazione laser, scopri le cause e i rimedi specifici. Per comprendere meglio come i raggi UVA e UVB influenzano la pigmentazione e perché la protezione solare è fondamentale per prevenire il fotoinvecchiamento.
Fonti scientifiche: Journal of Cosmetic Dermatology, Lasers in Surgery and Medicine, Dermatologic Therapy, Clinical and Experimental Dermatology